Introduzione
Quando si parla di elettrosmog, si intende quella forma di inquinamento, percettibile a livello sensoriale (a differenza di altri tipi di inquinamento quale quello acustico o atmosferico), derivante da sorgenti che generano energia sotto forma di campi elettrici, magnetici o elettromagnetici. Sulla terra è da sempre presente un fondo elettromagnetico naturale le cui sorgenti principali sono la terra, l’atmosfera e il sole. A questo naturale livello di fondo si sono aggiunti, in conseguenza del progresso tecnologico, altri campi elettromagnetici di origine antropica, prodotti cioè da impianti ed apparecchi costruiti dall’uomo. I campi elettromagnetici si propagano come onde che si differenziano sulla base della frequenza (misurata in Hz). Più alta è la frequenza, maggiore è l’energia che l’onda trasporta. L’insieme di tutte le possibili onde elettromagnetiche, al variare della frequenza, viene chiamato spettro elettromagnetico.

L’esposizione ad un campo elettromagnetico può dare luogo a due tipi ben distinti di effetti sanitari: effetti a breve termine ed effetti a lungo termine.
I primi sono associati ad un danno immediato, dovuti a livelli di esposizione solitamente elevati, mentre i secondi sono quelli dovuti ad esposizioni molto prolungate nel tempo, che possono dar luogo ad alterazioni della funzionalità cellulare. Questi ultimi sono spesso correlati a livelli di esposizioni molto bassi, confrontabili a volte con il fondo ambientale.